Comune

Arte e monumenti

 
Palazzo CaraccioloPalazzo Baronale Caracciolo Il Palazzo Baronale Caracciolo, risalente al XV secolo, era la residenza della omonima famiglia. L’imponenza dell’edificio testimonia il potere del signore sul resto della popolazione. Nella prima metà del ‘600 il feudo fu venduto a Carlo di Tappia ma nel 1648, alla morte di quest’ultimo, i Caracciolo appartenenti al ramo dei Principi di Santobuono, tornarono ad esserne signori e proprietari e rimasero tali sino all’eversione della feudalità. L’ampio salone fu realizzato, nella pavimentazione, con la pietra locale. Caratteristico è il dipinto raffigurante Giandomenico Lemme, prete e predicatore, nonché membro affiliato alla Carboneria. Inoltre, all’interno del palazzo Baronale, è presente un importante reperto: un’acquasantiera  rinvenuta nel Monastero di Roccalabbate.
 
CampanileChiesa Parrocchiale di San SalvatoreTra gli edifici di particolare interesse storico del comune bisogna citare la Chiesa Parrocchiale di San Salvatore.  Fu riedificata nel 1865, dopo la demolizione del vecchio edificio pericolante e caratterizzato da numerose e vistose crepe sia sulla cosiddetta “volta” che nelle mura. L’appalto dell’opera fu affidato a Fagnani Nunzio e figlio Carlo di Pescopennataro, esperti costruttori ed abili stuccatori, che portarono a termine la costruzione nel giro di un anno e completarono gli interni negli anni successivi.
L'edificio sacro, oltre alle periodiche manutenzioni, è stato oggetto di un sostanzioso intervento di ristrutturazione negli anni 1959/60, che più che altro consistette nella realizzazione del nuovo pavimento in sostituzione di quello in lastre di pietra arenacea grigia; furono eliminati, inoltre, i sei altari laterali (di San Michele Arcangelo, della Concezione, di Santa Lucia, di San Rocco, di San Giuseppe e di S. Antonio da Padova) e la balaustra che delimitava il Presbiterio e, ancora, si ebbe il restauro degli intonaci e degli stucchi rovinati.
La struttura è caratterizzata da una pianta rettangolare oblunga a semplice navata, con volta a botte lunettata, con fronte principale a capanna inquadrato in semplici modanature riepiloganti una stilistica ispirazione rinascimentale. I resti di un corpo di fabbricato, che le si affiancano in corrispondenza dell'abside, conservano elementi di un arco ad ogiva che fanno datare anche l'originario impianto della chiesa all'età angionia.
L'attuale configurazione planovolumetrica denuncia una sostituzione edilizia avvenuta presumibilmente a cavallo fra il XVII e il XVIII secolo, ulteriormente modificata dai restauri del 1805. All’esterno della chiesa si può ammirare l’imponenza del campanile in pietra. La chiesa è stata sempre intitolata al S.S. Salvatore sin dalle sue origini, che si fanno risalire molto probabilmente al secolo decimo.
All’interno della chiesa, sono presenti  nicchie laterali ricavate nella muratura che  vedono collocate le statue lignee dei santi. Il presbiterio e' sopraelevato di un gradino rispetto alla zona destinata ad accogliere i fedeli.
L'altare maggiore accoglie il tabernacolo con un affresco raffigurante “La Trasfigurazione” ed in adiacenza le nicchie della Madonna del Rosario e di San Nicola di Bari. Sul presbiterio troviamo anche due altari minori, il primo di destra per chi entra accoglie la statua di Sant'Antonio Abate, mentre quello di sinistra custodisce la statua di Sant'Anacleto.
Negli anni Ottanta invece  sono stati eseguiti interventi di consolidamento e di rinforzo strutturale delle pareti.   
 
Chiesa di San RoccoChiesa di San Rocco Importante anche la Chiesa di San Rocco, la cui cappella è collocata in prossimità del centro abitato; all’interno è custodita una statua in gesso del santo mentre quella lignea è ubicata nella chiesa matrice. La costruzione risale al 1848 ma inizialmente veniva utilizzata per la sepoltura dei morti; la stessa funzione era riservata all’annessa fossa del  cimitero retrostante ma solo fino ai primi del Novecento, epoca in cui un’epidemia la volle riempita di cadaveri fino all’inverosimile. La Chiesa custodisce al suo interno le spoglie di buona parte della famiglia Lemme, in particolare quelle di don Giandomenico.  
 
Tomba Ovio PaccioTomba Ovio PaccioUna particolare attenzione merita la Tomba Ovio Paccio, un valoroso condottiero il cui nome ricorre anche nelle narrazioni di Tito Livio relativamente alla consacrazione di una casta di guerrieri al sacro vincolo del giuramento. Il nome di Ovio Pacio, di origine osca, dovrebbe essere “Pakis Uviis”. La sua nascita secondo alcuni sarebbe avvenuta in una cittadina caudina al confine con i Pentri. Nel 327 a.C., partecipò alle battaglie contro i Romani, tanto cruente al punto di far meditare in Ovio Pacio il ritiro dalle armi e la vocazione alla vita sacerdotale. La tomba risulta ubicata a valle del centro abitato in localita' "Sotto Gli Orti" e raggiungibile attraverso una strada interpoderale. Nel XIX è stato rinvenuto il sarcofago scolpito, ricavato sulla sommità di un enorme pietra calcarea, in gran parte interrata; all'interno dello stesso, sono stati trovati un gladio a stami ed un cinturone metallico con raffigurazioni geometriche.  
 
Torre longobardaTorre Longobarda Un’altra importante testimonianza storica del paese è data dalla “Torre Longobarda”, situata nell’omonima via.
All'epoca delle scorrerie Saracene, dopo l'800, gli abitanti di Belmonte costruirono due torri che diventarono base di difesa e di rifugio ai coloni della campagna. Quella, ancora esistente, era stata realizzata a nord del paese, mentre l'altra ad est.
La sua imponenza rimanda ad un enorme avamposto-fortezza, eretto nei secoli remoti a guardia della comunità, contro eventuali attacchi di eserciti. 
  
Dipinto "Madonna di Belmonte"Dal 1994, all’interno della chiesa madre è conservata una copia del dipinto raffigurante la “Madonna di Belmonte”, dono della popolazione di San Paolo di Civitate (FG), paese con cui Belmonte è ufficialmente gemellato grazie alla leggenda della Madonna.
Secondo la tradizione, già dal VII secolo, i pastori provenienti dall’Abruzzo o dal Sannio e diretti in Puglia per la Transumanza, portavano con loro un quadro della Madonna per ottenere protezione durante il periodo di permanenza in quelle terre. Durante l’iconoclastia del VII secolo, nel timore della distruzione il dipinto fu sotterrato; fu ritrovato successivamente da un contadino Nicola Fortunato Pilolli intento ad arare il terreno. Nei quasi duecento anni trascorsi dal ritrovamento, poco era rimasto nella memoria dei belmontesi riguardo la Madonna di Belmonte e del quadro se non la leggenda riportata anche dal libro “Il Campanile – Memorie Abruzzesi” scritto nel 1900 dal dr. Tommaso Lemme di Belmonte. A partire dal 1992 le comunità di Belmonte e di San Paolo si sono molto avvicinate sia a livello sociale che cristiano; a Belmonte è stata istituita la Festa della Madonna celebrata la seconda domenica di Maggio alla quale partecipano molti pellegrini e anche gli amministratori di San Paolo. Allo stesso modo i belmontesi si recano alla festa omonima che si celebra nell’ultima o penultima domenica di Maggio in San Paolo; davvero suggestivo e commovente vedere due popoli che si incontrano in nome della Madonna Celeste e osservare i sindaci sfilare al fianco della Madonna in fascia tricolore.Oggi il quadro originale si conserva nella parrocchia di S. Giovanni Battista in San Paolo di Civitate.
 
 
 
 

 
 

 
 
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